Il Taglio dell’Albero

“Affinché qualcosa di nuovo nasca bisogna che qualcosa di vecchio muoia(!)”

Benvenute e benvenuti, frequentatrici e frequentatori di questo nuovo progetto creativo. In realtà, questo blog è nato il 3 gennaio 2021 alle 17:41, per l’esattezza, ma non era ancora il momento di presentarlo ufficialmente: aspettavo la giusta intersecazione spazio-temporale.

Il 15 settembre scorso alle 12:42 di mattina, questo è ciò che restava del Pino Marittimo che per 35 anni circa ha abitato nel mio giardino. Al suo posto, è entrato il cielo. Può sembrare cinico, far coincidere un battesimo con un funerale. Lo so. Non lo è. Affinché qualcosa di nuovo nasca bisogna che qualcosa di vecchio muoia (!). È il ciclo della vita, è una legge naturale. Questo albero, anzi questo Pinus pinaster (nome scientifico) non era vecchio, era nel pieno del suo vigore arboreo: era sano, robusto, maestoso e nobile. Svettava alto e dritto con la sua chioma verde folta e ampia, che gettava una grande ombra tutt’intorno… era un paradiso per le varie specie che lo abitavano: gazze rigorosamente “ladre”, tortore in coppie e single (si racconta che la tortora sia l’uccello emblema della fedeltà coniugale, e che quando il compagno muore non si accoppia con nessun altro compagno); poi merli, papagalli verdi (sì, i cosiddetti “tirica”, quelli che se ne volano via dalle gabbiette in cui sono rinchiusi in città, e solcano i cieli in colonie ciarliere e variopinte!); e ancora storni dal fischio antropofonico e le misteriose upupe, che nidificano in luoghi segreti, inaccessibili all’uomo (dunque, non sul pino!). E poi, cicale canterine, formiche argentine e processionaria (questa sì, non buona per la salute delle piante, ma necessaria all’ecosistema, evidentemente). Insomma, il mio pino marittimo racchiudeva tutto questo. Non è dunque difficile immaginare quanto sia stato doloroso doverlo sacrificare…

Questo spettacolo della natura sorgeva a pochi metri dalla mia casa ed era equidistante dalla casa dei miei vicini… Quando mio padre, più di un trentennio fa, lo piantò nel nostro giardino, insieme ad altre piante ornamentali e da frutto, l’albero non era che un esile fuscello di neanche un metro di altezza, impiantato su di un’area spoglia di verde e di ombra. Quale pericolo poteva mai costituire, allora? Le piante, si sa, come tutto ciò che vive, crescono e assumono talvolta dimensioni impressionanti! E in presenza di eventi atmosferici catastrofici (vedi trombe d’aria, fulmini, piogge torrenziali), loro malgrado si trasfomano in flagelli naturali, con le ben note conseguenze. È dunque questo il motivo per cui il 15 settembre, alle 8:00 di mattina, una squadra di manutentori del verde muniti di piattaforma aerea, super motoseghe, ragno meccanico e cassone scarrabile ha fatto il suo ingresso nel mio viale. La cronaca di un disastro annunciato diventa pertanto l’elegia di un sacrificio pianificato. Un colpo al cuore. Il mio.

Grazie Albero-casa, per gli anni in cui ci hai protetti dalla calura estiva con la tua ombra; per i pinoli che generosamente hai riversato al suolo, cibando gli uccelli, il mio cane (ne era ghiotto) e noi, che ne abbiamo apprezzato le ricche proprietà nutrizionali in tante ricette culinarie. Il giorno del tuo abbattimento, l’aria era impregnata del tuo profumo di resina: inebriante e persistente. Un estremo atto di generosità. Un regalo per le narici. Una traccia balsamica del tuo passaggio nel mio giardino. Om Shanti.

15 settembre *

Ero un pino marino –

Vivevo nel tuo giardino –

Ero alto sano maestoso –

Eppur pericoloso.

Le lame nel cuore –

La grande sega a motore –

Ho visto il tuo dolore.

Il tuo pianto l’abbraccio –

Il tuo saluto muto –

Il tuo sguardo di ghiaccio –

Il mio mondo – l’assoluto .

Ho voluto inaugurare il mio neonato blog, www.scrivoperte.org – soluzioni narrative con un omaggio a te, Albero, per onorare i deva di Natura e restituire in minima parte ciò che è stato loro sottratto. Buen viaje, Arbol-casa.

*I testi e le immagini di questo articolo sono di www.scrivoperte.org e della sua autrice Rita Balestra, salvo ove diversamente indicato.

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