Un mondo senza Paul Auster

Non so se sia stato un presentimento, ma giusto un mese fa ho deciso di affrontare una lettura impegnativa, come le circa 900 pagine del tuo romanzo-saga 4 3 2 1: l’avevo acquistato quando uscì, in inglese [ho sempre continuato a leggerti “solo” in inglese, nella tua prosa irripetibile, irreplicabile, inimitabile] e, come a volte mi capita, lo avevo tenuto da parte, in attesa del momento in cui mi avrebbe “chiamata”. Ed è arrivato, quel momento. Mi commuove sapere che il tuo lavoro più corposo, più personale, più totale tu lo abbia dedicato a Siri Hustved, tua moglie nonché scrittrice lei stessa. Un testamento letterario. Appena lo avrò terminato, affronterò anche l’ultimo capitolo, quel Baumgartner che conclude la tua parabola letteraria: a quel punto avrò letto tutto quello che hai scritto. Poi, potrò solo ri-leggerti.

«Questo sentimento della fragilità della vita non smette di tormentarmi. Esso dà al tempo stesso una grande gioia – quella di essere vivi – ma anche una immensa paura: si può così facilmente perdere le persone che si amano» [P. Auster, 1998]

In poco tempo mi ero trasformata nella fondamentalista di una nuova religione laico-intellettuale, avente lo scopo precipuo di parlare, evangelizzare e convertire, chiunque avesse incontrato, all’ “austerianesimo”. Gli amici e il mio compagno dell’epoca furono i primi adepti. Riuscii talmente ad entusiasmarli con i miei racconti sulle tue storie, che si adoperavono in mille modi per segnalarmi qualsiasi articolo, trafiletto, intervista apparsi su riviste e quotidiani, nazionali e non; e regalarmi libri. Ero diventata monotematica nelle conversazioni, ma non potevo farci niente. Non potevo non parlare dei tuoi romanzi. Penserai che esagero, che li avrò annoiati a morte. Niente affatto. Mi vedevano entusiasta ed erano felici per me, incredibile ma vero! Un giorno, il mio ex-compagno tornò a casa con una borsa piena di libri: era stato a La Feltrinelli International di via Emanuele Orlando a Roma, e l’aveva praticamente svaligiata di tutti i tuoi titoli – «Li ho presi tutti», mi disse [tutti quelli editi fino a quel momento, n.d.r.]. Fu il regalo più prezioso che potessi ricevere.

E poi mi laureai.

Frontespizio della tesi

Non fu facile contattarti allora. Internet e le email muovevano i primi passi ed io ero terribilmente in ritardo, con la stesura della mia tesi. Solo in seguito scoprii che la tecnologia era qualcosa di alieno, per te [«I don’t like this kind of device», mi confessasti]. Di conseguenza, mi accontentai delle interviste rilasciate ad altri, che andavo raccogliendo da archivi, biblioteche, riviste letterarie sparsi un po’ ovunque tra Europa e Stati Uniti. Fu appassionante, come lo è fare ricerca. Più indagavo e più scoprivo, più volevo saperne, mai sazia di raccogliere anedotti, storie, rumors sulla genesi dei tuoi personaggi; sulla costruzione delle trame e sulle ambientazioni in cui li facevi muovere. E sempre di più trovavo analogie, similitudini, a tratti anche nel modo di comporre le storie, con Italo Calvino che, oggi come allora, sono certa abbia ispirato parte della tua produzione letteraria. Penso a Moon Palace [1989], a Leviatano [1992], a Il Paese delle Ultime Cose [1987] e non posso non scorgervi, in controluce, Le Città Invisibili [1972] o il dittico Il Castello dei Destini Incrociati e La Taverna dei Destini Incrociati [1973] o ancora Le Cosmicomiche [1967], e altre interconnessioni a tratti ravvisabili nelle tue opere. Defragmentazione narrativa e ars combinatoria; presente distopico e ottimismo tecnologico; vagabondaggi mentali e “aimless wandering”; ma soprattutto la solitudine dello scrittore intento a “giocare con le parole”, come un bambino con i suoi giochi, finché queste finalmente non “rimano” tra loro, generando scenari nuovi e inesplorati.

L’incontro

L’emozione è tanta. La cornice che accoglie il festival ha una sua suggestione, che solo Roma è in grado di offrire: antiche vestigia cultuali che diventano scenografie naturali di eventi culturali contemporanei! Ti accompagnano Rita Marcotulli al piano e Giovanna Mezzoggiorno, che legge passi tratti da Oracle Night [2003], appena pubblicato da Einaudi. La serata scorre piacevole: è bello stare qui, ascoltarti ed essere testimone di un evento che resterà unico nella mia memoria [ma riproducibile all’infinito, ogni volta che lo ricorderò]. Il presentatore annuncia che alla fine della serata, sarai disponibile per il firmacopie. Resto per un attimo imbambolata, non so cosa fare, finché la mia amica, accanto a me, non mi dice: «Beh, che aspetti? Vai!» Mi alzo dal posto e mi dirigo verso il palco, da cui ti sei allontanato guadagnando il retropalco. Un energumeno presidia il cordone che divide te da noi. Mi avvicino con la tesi ben stretta al petto, ma lui mi blocca: «Signorina dove va, non si può passare». Per nulla intimidita, improvviso: «Sono Rita Balestra, il Signor Auster mi sta aspettando insieme alla sua agente». Apriti Sesamo! L’energumeno si fa da parte e mi indica l’uscita che porta al retropalco, dove ti sei momentaneamente ritirato, fintantoché non avranno allestito un tavolo per il firmacopie.

Mi avvicino, cauta ma sicura. Stai parlando con la tua agente italiana, in inglese, e con un’altra persona che ti ha lasciato un plico. Mi metto di lato in modo che tu possa vedermi, ma non ti disturbo. Tranquilla, aspetto che ti accorga di me. Credevo di tremare, di non riuscire a spiccicare parola, di fare insomma la figura dell’ebete. Invece, mi sento a mio agio. Iniziamo a parlare, in inglese. Senza presentarmi, come se ci conoscessimo già. Ti mostro la mia tesi, te ne parlo brevemente e noto che alle parole “Italo Calvino” ti si accende una luce nello sguardo: «Oh, I love him. Thank you». La conversazione continua per qualche minuto. L’agente Einaudi cerca di intrufolarsi tra di noi richiamando la tua attenzione e facendoti capire che hai poco tempo. Invece, ti intrattieni ancora con me e mi fai domande. Ti chiedo se puoi autografarmi la tesi. Mi chiedi se puoi averla. Ti rispondo che è in italiano ma che sarò ben felice di tradurla in inlgese per te e spedirtela a New York, magari su un CD. E qui mi confessi di non praticare la tecnologia, che proprio non ti piace e, con mio sommo stupore, profferisci le seguenti parole: «I can read in Italian». A questo punto, l’agente ti porta via e io rimango lì, come una statua di sale, la tesi ben stretta al petto. A passi lenti, non ancora in grado di realizzare che sia successo veramente, ritorno dai miei amici che mi subissano di domande: «Allora, com’è andata? Ci hai parlato? Che vi siete detti?». Resto incredula, frastornata, ruoto su me stessa e noto che, nel frattempo, hai preso posto al tavolo predisposto per firmare le copie e un capannello di persone già ti circonda, ciascuna con in mano la sua copia per la dedica.

Torno verso di te. Solo in quel momento mi rendo conto di non aver portato neanche uno dei tuoi libri. C’è ressa, tutti vogliono un tuo autografo [non ci sono ancora gli smartphone, dunque niente selfie]. Io mi metto in fila e con pazienza aspetto di arrivare davanti a te. Ecco, siamo di nuovo faccia a faccia, mi sorridi e io ti porgo la mia tesi: «Are you sure?», «Of course, I am». Ci stringiamo la mano. «Goodbye, Mr Auster!»

Paul Auster [La Presse]

“Che La Musica del Caso accompagni il tuo viaggio, lontano dalla Città di Vetro, lasciandoti alle spalle Il Paese delle Ultime Cose mentre raggiungi il tuo Moon Palace, passando per Timbuktù dove hai scoperto, tanti anni fa, L’Invenzione della Solitudine. Il grande Leviatano è tornato a prendersi il suo Auggie Wren, mentre tutt’intorno impazzano Le Follie di Brooklyn e un inesorabile countdown ci ricorda che è tempo di andare: 4 3 2 1.
Buon viaggio, Paul!”

[R. Balestra, 1/05/2024]

Comments

4 risposte a “Un mondo senza Paul Auster”

  1. Avatar alberico
    alberico

    Commovente..

    1. Avatar Rita Balestra

      Grazie, Alberico. Per oggi e per allora

  2. Avatar Danilo
    Danilo

    Ciao Atir. Ho immaginato la scena al massenzio con te e Paul Auster… Emozionante

    1. Avatar Rita Balestra

      Grazie Danilo caro, lo è stato veramente, un momento emozionante…

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